Sei passi per superare la paura di fallire


Il fallimento non è mai fatale. Ciò che conta è il coraggio di andare avanti.

Winston Churchill

Una delle paure più comuni nella società odierna è quella connessa al fallimento personale. In un mondo dove tutto è profitto, prestazione e risultato, la paura di fallire trova terreno fertile e pianta radici profonde.

Tale timore è spesso così radicato da diventare un vero fattore limitante nella nostra vita. Perché? Vi chiederete. Perché la paura del fallimento spinge chi la prova a vivere in difesa, ad evitare tutte quelle situazioni dalle quali potrebbe scaturire un rifiuto o un pessimo esito. Occasioni personali, professionali, scelte di vita. Chi teme di fallire vivrà ogni opportunità come una potenziale fonte di frustrazione perché nella sua mente non ci sarà posto per un risultato positivo. Al contrario, ci si autoinculcherà un pensiero disfunzionale: se mi esporrò, se ci proverò, se tenterò, andrà sicuramente male, proverò vergogna, me ne pentirò, rovinerò tutto.

Comprendete il meccanismo?

Si tratta di un circolo vizioso, dove più si rinuncia a rischiare, più si diventa incapaci di rischiare,

più ci si odia propria a causa di questa incapacità!

Questo atteggiamento, come è facile intuire, andrà radicandosi nel tempo, portandoci ad inanellare occasioni perse, a perdere fiducia e autostima, ad accrescere un profondo senso di insoddisfazione e disagio, secondo uno schema come questo:

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Come uscirne fuori? Come superare la paura di fallire? Come ritornare a credere in se stessi e nelle proprie capacità?

  1. Il primo passo parte da una presa di coscienza: la perfezione non esiste e gli errori sono umani. Il fallimento è insito nella natura umana. Tutti sbagliano e falliscono, nei più svariati ambiti della vita. Pensiamo a due situazioni che possono generare la paura del fallimento: timore di parlare in pubblico e paura di sostenere degli esami. Entrambe le situazioni potrebbero condurre ad un profondo senso di soddisfazione o, al contrario, ad un radicato sentimento di disagio. Tutto infatti dipende dall’esito dell’esperienza! Ma chi determina l’esito? Sì, caro lettore, sei proprio tu a stabilire come andrà!

  1. Il secondo passo deve indurci ad una decisione: non so ancora come, ma so che voglio farcela, voglio smettere di avere paura, non voglio più permettere al timore di fallire di avere potere sulla mia vita. La consapevolezza è il passo iniziale di ogni percorso dal quale si vogliano ottenere dei risultati. Tornando ai nostri esempi: voglio parlare in pubblico senza la paura di fallire. Voglio sostenere gli esami senza il timore di non farcela. Ecco quali sono i pensieri di cui abbiamo bisogno!

  2. Il terzo passo prevede il riconoscimento di tutti quei pensieri negativi e disfunzionali che sono all’origine della paura. Basterà un semplice esempio per chiarire questo punto. Se le paura di fallire riguarda ad esempio il timore di parlare in pubblico, la mente formulerà pensieri simili: non riuscirai mai ad esprimere quello che pensi, farai solo una brutta figura, ti tremerà la voce e tutti penseranno che sei impreparato. Ma facciamo un altro esempio. Se la paura di fallire riguarda la sfera universitaria e il timore di sostenere degli esami, i pensieri potranno essere di questo tipo: non sei abbastanza preparato, darai un’impressione negativa di te, verrai bocciato. Qualunque sia il contesto, fermatevi un attimo a riflettere e scrivete su carta i vostri pensieri disfunzionali, vi stupirà scoprire che si tratta sempre degli stessi!

  3. Il quarto passo ha il compito di privare di fondamento i pensieri negativi. Da chi proviene la certezza che tutto andrà male? E’ una parte di noi a suggerirlo, ma questo non vuol dire che siano convinzioni fondate! Una valida tecnica per scardinarle potrebbe essere quella di immaginare che sia qualcun altro a suggerirle, ad esempio un piccolo mostriciattolo che sputa cattiverie cercando di scoraggiarci. Questo consentirà di proiettarle al di fuori di noi e di privarle di credibilità. Ritornando agli esempi precedenti, immaginate che il mostriciattolo vi ripeta: è inutile che prendi la parola, tutti capiranno che sei agitato e rideranno di te! Oppure: Cosa ti presenti a fare? Tanto sai già che questo esame andrà male e che farai solo una brutta figura, meglio evitare. Ora che immaginate queste parole uscire dalla bocca di questo sgorbietto blu, non vi sembrano improvvisamente prive di fondamento?

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  4. Il quinto passo che voglio suggerirvi è quello di tentare. Se la paura che vi affligge è ad esempio quella di parlare in pubblico, vi suggerisco di esercitarvi dapprima in situazioni che vi incutono poco timore, come potrebbe essere una riunione condominiale, un gruppo di lettura. Se la paura del fallimento è connessa a degli esami da sostenere, iniziate a chiedere un colloquio privato con il professore, o a presentarvi nel suo ufficio durante gli orari di ricevimento. Così facendo inizierete a prendere confidenza con la situazione, a sperimentare situazioni di soddisfazione gradualmente maggiore, maturando una maggiore fiducia nelle vostre capacità. Niente può motivare più della sensazione che deriva dall’essere soddisfatti di se stessi!

  5. Sperimentando esperienze positive, i vostri schemi mentali andranno via via sradicandosi e il mostriciattolo sputa-cattiverie, sconfitto e smentito dalle vostre conquiste, smetterà di tormentarvi.

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Se i nostri sei passi non dovessero essere sufficienti e desiderate prendere in considerazione la possibilità di farvi guidare e di seguire un percorso di crescita che consenta di superare i limiti interiori, trovate Qui tutte le informazioni.

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