Premio Letterario Felicità 2016 – I vincitori


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Il 2016 è stato un anno all’insegna delle iniziative legate al tema della felicità, considerata da MC un bisogno essenziale e irrinunciabile dell’uomo. Tra questi si colloca il Premio Letterario Nazionale ‘Felicità 2016’, conclusosi alcune settimane fa.

Il Premio nasce nella rassegna di eventi dedicati alla felicità, ponendo l’attenzione sul benessere dell’individuo, sul suo essere in armonia con se stesso e con l’ambiente circostante, dal momento che riteniamo che parlare, scrivere, leggere, storie sulla felicità, in ogni sua diversa dimensione e sfumatura, possa donare nuove prospettive, aprire al cambiamento, alla trasformazione, alla realizzazione, al compimento.
Purtroppo, a causa della bassa partecipazione all’evento, la giuria non ha ritenuto possibile assegnare tutti i premi previsti.

Tra quelle pervenute sono state selezionate due opere vincitrici, una appartenente alla sezione ragazzi e l’altra alla sezione adulti, che riceveranno il Primo premio previsto dal bando.


Di seguito riportiamo le opere vincitrici.

1° Premio Sezione Adulti

Mentre dormi – Alessandro De Stefani

Quella sera era tardi, la stanchezza era pesante, non mi accorsi dell’ora.
Avevo una gran voglia di buttarmi nel letto spensi le luci di casa, chiusi bene la porta e entrai in camera da letto. Volevo addormentarmi subito, ma qualcosa mi fermò: fu il suo viso.
Rimasi fermo a guardarla mentre dormiva e mi accorsi degli anni passati insieme. Guardavo il suo viso scavato. Il suo viso scavato dagli anni che passano.
I figli, il lavoro, i pensieri; la causa di quel viso scavato. Ma anche gli anni che passano insieme.
La fissai per qualche minuto, era bellissima, i suoi lineamenti erano così sensuali da farne la donna più bella del mondo.
Gli anni passati l’avevano resa più bella ed io quella sera mi innamorai per la seconda volta.
Fui felice…felice, per il resto della mia vita.

 

 

La motivazione di MC:

Un racconto lapidario  in cui la felicità trova la sua celebrazione nei sentimenti verso la persona amata, che anche a distanza di anni possono sorprendere con invariata intensità.

 

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1° Premio Sezione Ragazzi

Il tema d’italiano – Claudia Granatelli

…ventotto, ventinove, trenta! Annina saliva quei gradini di marmo venato ogni mattina. Come ogni suo compagno di classe, del resto, ma lei lo faceva in un modo unico. Si muoveva su quella rampa di scale con una tale leggerezza che pareva dimenticarsi del grosso zaino rosa pastello che le copriva la schiena e di quel piede aquino che non voleva proprio saperne di raddrizzarsi.
La maestra Tonia invece non aveva nessun impedimento tranne un paio di decine d’anni in più . Guardava ammirata quella figurina esile che saltellando, trovava anche il fiato per scandire sottovoce i numeri dei gradini . E rivedeva se stessa che a malapena riusciva a pronunciare quel “buongiorno ragazz..” mezzo strascicato mentre varcava la soglia dell’ aula e sfinita si lasciava cadere sulla sedia dietro alla cattedra. E ogni volta che lo faceva, dal bicchiere di plastica che stringeva nella mano guizzava fuori qualche goccia di caffè che finiva sul tavolo. Era caffè amaro ‘disgustoso’,diceva, ‘con tanto di formiche’ . E in effetti da qualche tempo c’era un nido di formiche nel distributore di bevande calde dove la signorina Tonia aveva l’abitudine di fermarsi ogni mattina.
Annina entrò in classe, si sedette, ed estrasse dallo zaino i fogli protocollo a righe che la maestra aveva raccomandato di portare il giorno precedente, in vista del tema d’ italiano. Li poggiò sopra al banco e ne diede due ad Ahmet che non aveva potuto procurarseli. Ahmet era il suo compagno di banco da qualche mese, da quando era arrivato nella sua scuola. Era di origine siriana e tempo fa aveva raccontato ad Annina la sua storia. Le aveva parlato della guerra che aveva distrutto la sua casa e ucciso i suoi genitori, del gommone col quale era sbarcato in Sicilia con altre venti persone tra cui Amir, suo fratello maggiore. E di come aveva incontrato Lollo, un cane randagio che da tempo si aggirava per i vicoletti del paese e che ben presto era divenuto il suo migliore amico -perché a lui non gli importa che non parlo l’italiano- le aveva detto sorridendo. Le aveva raccontato proprio tutto coi gesti e con quelle poche parole che era riuscito ad imparare. Ma Annina comprese tutto, e dopo la scuola parlò a sua madre del suo nuovo amico come di una specie di eroe.
Un suono acuto interruppe bruscamente le conversazioni intavolate dagli alunni: era il gessetto bianco che graffiava l’ antracite della lavagna mentre la signorina Tonia scriveva: ‘tema: cos’è la felicità’. Il gesso stridette tanto che si spezzò e una metà cadde per terra. Mentre si piegava per raccoglierlo la maestra con la voce spezzata dallo sforzo ammonì i suoi alunni: “Avete a disposizione le prossime tre ore. Coraggio, potete iniziare.”
Ne erano già trascorse quasi due, e soltanto una mosca piuttosto invadente che di tanto in tanto aveva voglia di farci due passi contaminava la bianchezza del foglio di Annina. La bambina volse lo sguardo a sinistra, Ahmet aveva già riempito due pagine intere, ed era strano, rifletteva, considerando le difficoltà con le quali si esprimeva a voce. Annina era lì che fissava quel titolo. Era la prima volta che a scuola si trovava davvero in difficoltà. Non che le mancassero delle idee, ma erano vaghe e piuttosto confuse. Non aveva mai riflettuto su questa grande parola. Ricordava di averla letta sulla copertina di un paio dei grossi libroni impolverati che riempivano lo studio di suo padre, e questo la faceva sentire ancora più incapace di svolgere il tema. Ma quando si rese conto del tempo che era volato via, si sentì stringere da una ventata di ansia, che le fu molto utile, perché ben presto prese la penna ed iniziò a scrivere.
“Io non so bene cos’è la felicità ma le amiche di mia madre mi dicono spesso che sono una bambina felice perché sorrido sempre. Ed è vero, io sorrido sempre perché trovo tutto molto buffo. Soprattutto il mio gatto: lui si che è buffo. Si chiama Ronnie. Il mio papà ha voluto mettergli questo strano nome perché dice che corre veloce come Ronaldo, un calciatore famoso. Quando mia madre prepara la cena, lui riesce sempre ad entrare in cucina e a fuggire via con un pezzo di formaggio o un pesce tra i denti. Mia mamma lo insegue urlando e agitando in aria il primo oggetto che trova vicino, di solito un coltello, ma non riesce mai a raggiungerlo. Mia madre è una persona molto divertente, soprattutto quando si arrabbia con Ronnie. Infatti non capisco perché mio padre ha sempre qualcosa da rimproverarle.
Loro litigano spesso, perchè lui si innervosisce facilmente, però anche lui è molto buffo. Quando si arrabbia gira come un pazzo attorno al tavolo in cucina e fa dei movimenti strani con le braccia e alcune volte parla anche da solo. Da qualche mese poi, lo fa sempre più spesso perchè se la prende continuamente con delle persone che parlano in tv; dice che è colpa loro se non va più a lavoro. E così sta sempre lì davanti ad insultarli. A me fa molto ridere, ma cerco di non farmi vedere, altrimenti si arrabbia ancora di più.
Mio padre si arrabbia spesso anche con sua madre perciò, anche se lei abita nel nostro stesso condominio al piano di sopra, lui non va mai a trovarla. A me dispiace, perché è il suo unico figlio, così io ogni giorno dopo scuola salgo da lei.
E mi diverto sempre parecchio perchè anche lei fa molto ridere. Mia nonna è la persona più sbadata del mondo: riesce sempre a mettersi nei pasticci perchè dimentica tutto, ma proprio tutto! Il fornello acceso, l’ acqua aperta in bagno e a volte anche il suo nome e il suo cognome. La settimana scorsa si è scordata perfino la strada di casa e i carabinieri hanno telefonato a mia madre che è dovuta andare a riprenderla. Le uniche cose che ricorda sono quelle di tanti anni fa, quando io non ero ancora nata. Tutti i giorni mi parla della sua vita da giovane o della nascita di mio padre. Io faccio finta di non sapere nulla, così lei è ancora più contenta. È molto buffa.
Suo marito si chiama Gabriele ma tutti lo chiamano Lele. Fino a qualche anno fa faceva il muratore e ora è sempre in giro con la macchina a controllare i cantieri in paese. Ogni sera va al bar dietro casa e torna dopo qualche ora cantando a squarciagola vecchie canzoni in dialetto. I vicini urlano dalle finestre perchè non riescono a dormire, ma a lui non importa nulla. È molto simpatico e anche se non è proprio mio nonno, mi vuole un gran bene.
Questa è la mia famiglia, ed è grazie a loro se rido sempre. Quindi, secondo me, la felicità è avere accanto persone buffe”.

 

La motivazione di MC:

Un racconto fresco, dove il senso della felicità emerge nel connubio con la genuinità degli affetti familiari.

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Ringraziamo ancora tutti i partecipanti e ci complimentiamo con i due vincitori.

Continuate a seguirci per scoprire le prossime iniziative di MC!

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